Grappe Romano Levi by Giorgio Toso artigiano collezionista
Dalla Val Chiavenna, a nord del Lago di Como, d'inverno scendevano nelle pianure e si spandevano fino in Liguria, i grapat, i grappaioli. Erano uomini che d'estate stavano in montagna con gli animali e d'inverno, ricoverate le bestie in stalla, si dovevano trovare un altro lavoro, spesso inventandoselo. Questi grapat avevano imparato il mestiere distillando le vinacce delle uve spremute della vicina Valtellina. Mio padre Serafino, come altri cinque dei suoi nove fratelli, era uno loro. Sconfinò da queste parti e aprì la distilleria nel 1925. Morì però troppo presto, nel 1933. Così la distilleria passò a mia madre. Anche lei non campò a lungo, morì nel 1945 in un bombardamento. Io avevo 16 anni e dovetti prendere in mano la situazione. Fino a quel momento avevo visto solo le
cose superficiali, piacevoli del lavoro, senza conoscerne la fatica. Iniziai pensando: tanto è una cosa provvisoria".
Romano Levi nel suo laboratorio intento nella creazione di nuove etichette da collezione
Romano Levi impegnato a disegnare le etichette
Al mattino, ogni mattino, davanti alla porta rigorosamente chiusa dell'ufficietto dove la grappa viene imbottigliata e tappata a mano e dove le etichette disegnate dallo stesso Levi sono appiccicate con un pennellino raggrumato di colla, si forma la coda. Gente in silenzio, con l'aria assorta, attende di poter parlare con il "grappaiol l'angelico"
Romano Levi con simpatici cartoncini a forma di gallina
realizzazione siti internet Zoidesign