GIORGIO TOSO: il maestro dell'alambicco più famoso d'Italia
Cascina dove  nato Romano e sede della distilleria

Le botti di frassino e castagno lasciano la grappa bianca. Le botti di acacia e rovere, cedendo le loro sostanze naturali, la colorano di giallo. "Io le mescolo, faccio solo un tipo di grappa", dice Levi, "tanto quel che conta è la qualità, la consistenza del vapore che riesci a creare". Poche bottiglie al giorno, che vanno via come un lampo, tutte acquistate direttamente nel piccolo ufficio dove si imbottiglia e si tappa a mano, si incollano etichette e fascette, alla luce di solitarie lampadine.
Ci sarebbe anche la luce della finestra, ma a velarla ci sono ragnatele ampie come lenzuola, a dir poco storiche. "Sono la miglior zanzariera che io conosco", afferma Levi. Si ma ci saranno ragni grossi così. "I ragni sono simpatici, fanno compagnia, e vanno in giro scavalcando i fossi e le zolle come veri montanari".
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etichetta della distilleria Serafino Levi
ragazzo che controlla la distillazione
Al piano di sopra della casa c'è Lidia, la sorella più anziana. Fino a poco tempo fa andava nel giardino a prendere le erbe: ruta, limoncina, salvia, basilico, timo, per metterle nelle grappe e aromatizzarle.
I rumori del cortile le arrivano ovattati, i gatti sonnecchiano tra il legno delle finestre socchiuse, le stagioni si diluiscono attraverso i vetri senza scossoni.
Romano Levi con bottiglia di grappa in mano
realizzazione siti internet Zoidesign